WAS DAS SCHICKSAL EINES MENSCHEN BESTIMMT, IST DIE MEINUNG, DIE ER VON SICH SELBST HAT

Bestimmte Bedingungen ändern sich von Meter zu Meter, vonSchritt zu Schritt und wenn auf dem Mendola-Pass die Reflexiondes Glases nur die Farbe des schwarzen Neides widerspiegelt, öffnet sich auf dem Renon das gleiche Fenster in klare Wolken undWassertropfen, um die geistige Offenheit der Völker zusignalisieren, die gefolgt sind und noch in diesen Teilen leben.

CIO' CHE DETERMINA IL FATO DI UN UOMO E' L'OPINIONE CHE EGLI HA DI SE STESSO

... Una nitida oggettività ricostruisce nei dettagli di abbigliamento, pettinatura e luci ritratti di persone di facile identificazione, con le caratteristiche che si imprimono nelle memorie e fanno di una persona “quel” soggetto al quale la mente altrui ritorna.
Attraverso i media i ritratti tornano oggi a noi più volte, passando per tecniche disparate, come proiezioni dell'artista, dell'uomo, della società e dell'epoca in cui viviamo ...

KOLLEKTION / COLLEZIONE

Ivo Muser: vescovo di Bolzano/Bressanone; Giorgio Moroder:  produttore discograficocompositore e disc jockey; Carolina Kostner: Pattinatrice artistica su ghiaccio; Martina Shullian: Floricultrice ed esteta del giardino; Lilly Gruber:  giornalista, scrittrice e politica italiana; Peter Thun: Titolare della ditta Thun; Luis Durnwalder: Ex governatore dell'Alto Adige 2000-2014; Arno Kompatscher: Attuale governatore dell'Alto Adige; Roland Trettl: Chef; Alex Schwazer: Marciatore Italiano; Tanja Cagnotto: Ex tuffatrice olimpionica Italiana; Reinhold Messner: Alpinista, esploratore e scrittore Italiano;
Technik | Tecnica: Bleistift | Matita
30x42 cm. - 35x50 cm.

UNA FINESTRA APERTA SUL MONDO

E' LA FIGURA ­NELLO SPECIFICO IL VISO ­ IL SOGGETTO D'ELEZIONE PER ALBERTO CIRO TADDEI, CHE USA LA MATITA PER UN LAVORO DI INDAGINE FINO ALL'ULTIMO DETTAGLIO SULLA PELLE E SULL'ANIMA.

Una nitida oggettività ricostruisce nei dettagli di abbigliamento, pettinatura e luci ritratti di persone di facile identificazione, con le caratteristiche che si imprimono nelle memorie e fanno di una persona “quel” soggetto al quale la mente altrui ritorna.
Attraverso i media i ritratti tornano oggi a noi più volte, passando per tecniche disparate, come proiezioni dell'artista, dell'uomo, della società e dell'epoca in cui viviamo.
Quando ci rendiamo consapevoli dei condizionamenti imposti dai modelli sociali, riconosciamo gli stereotipi che guidano la nostra impressione degli altri ed i caratteri in cui identifichiamo un'anima, di per se invisibile (esistente?), come qualcosa di reale ed evidente; è attraverso questi che l'artista opera su chi guarda, presentandoci personaggi come Lilly Gruber, Tania Cagnotto, Reinhold Messner.

Nella serie di opere in mostra i ritratti sono quasi tutti frontali, secondo la concezione percettiva, che interpreta la teoria dell'Alberti della finestra prospettica centrale come forma simbolica.

Risale al Rinascimento l'invenzione del quadro distinto dall'immagine sacra e strumento di affermazione della posizione raggiunta, diventa per la prima volta un oggetto alla moda, sia esso ritratto, paesaggio o natura morta, ma comunque fino al ventesimo secolo quadro e rappresentazione del mondo hanno dialogato nel senso di una riproduzione oggettiva dell'esistente: la presenza corporea dell'osservatore è separata dal rappresentato, il quadro è luogo fisico in cui rappresentare il mondo.
Nel XX secolo cambia la produzione e ricezione delle immagini e mentre il quadro, già percepito come oggetto limite fra realtà e sua rappresentazione pittorica, volge alla sperimentazione e traccia percorsi senza un al di là illusionistico, delegato piuttosto alla fotografia. Anche il fotografo non è oggettivo, imposta il suo lavoro su alcune linee, che necessariamente si contaminano con la ricchezza di stili e ideologie radicate nella sua cultura; guarda allo sperimentalismo artistico di avanguardie e transavanguardie e alla scossa di colori e di culture altre, spostando i limiti del fare progettuale: reportage sociale, ricerca formale classico­estetizzante, consacrazione aulica dell'arte, business della comunicazione.

L'esplosione della fotografia, che si è affermata come scrittura fondante della cultura contemporanea, si connette al frantumarsi delle arti, applicata al complesso sistema della comunicazione contemporanea, ne supporta e sconta i veloci mutamenti di gusto. Proprio la fotografia commerciale, equivalente odierno della creazione artistica su committenza del rinascimento, ha contribuito in maniera decisiva, insieme alla fotografia di ricerca artistico- espressiva, alla rapida evoluzione della scrittura fotografica e della visione contemporanea.

Alberto Ciro Taddei usa appieno questi linguaggi, coniugando l'attualità dello scatto, con la stupefacente abilità del disegno più classico.
Dice di esser stato folgorato dall'ammirazione e dal compiacimento che un artigiano nel corso di una dimostrazione a Burano, l'isola del vetro, manifestava per l'oggetto appena creato, pago della sua bellezza e dimentico degli spettatori. Così Taddei si impegna in una ricerca senza fine, andando avanti per ore e giorni nello studio dei particolari sul versante linguistico del disegno, con le matite nei ritratti in bianco e nero dal carattere umanistico, con le matite colorate per le venature dei legni delle baite, e porta avanti immagini mai ritenute complete. Somigliano a fotografie?
Ebbene non avrebbe senso ignorare che da oltre centocinquant'anni la fotografia esiste ed è fondante nella nostra attuale lettura del mondo. Taddei aggiunge ciò che cerca, la consapevolezza dell'oggetto magistrale, che veramente pochi saprebbero fare.
"Pierina Rizzardi"